Si tocca il fondo, e ogni volta ti rendi conto che è peggio della volta prededente, o semplicemente quella prima la dimentichi. Però poi ad un certo punto ti svegli e il dolore si affievolisce, ricostruisci le cose, capisci. Il mio modo di vivere, le mie scelte che quasi sempre sono le più difficili da mandare avanti, sono cose a cui non riesco e non voglio rinunciare (come il fatto di fumare quando scrivo al pc e la cenere cade su tutta la tastiera). E’ cosi, le cose sono e poi non sono più. E’ la mia scelta, il mio modo di essere, vivere fino in fondo. Ormai ci sto dentro e non riesco nè voglio tirarmene fuori, quello che perdo per strada è “il naturale processo di eliminazione”. Poi giro per Roma, per andare a lavoro, con l’i pod nelle orecchie e mi viene da sorridere, come non mi accadeva da tempo, e mi fa ridere che il mio ex si scopa la vicina, mi faccio ridere io che combatto con le mie ansie, mi fa ridere che combatto col mio sentirmi un cesso dentro e fuori. Relativizzare.
Devo ricominciare tutto da capo, e non è semplice, ritrovare l’ordine, l’equilibrio, la gioia di stare da sola con me stessa, di convivere con i ricordi, cercare la fiducia nel futuro, pensare che forse merito qualcosa anch’io. Certo dopo l’ennesima batosta il pensiero di un uomo che si avvicina a me mi traumatizza, e credo traumatizzi anche l’ipotetico uomo.
Penelope, la gatta nera ormai è vecchia e isterica, non fa che urlare.
Rapidi sorrisi si alternano a rabbia e voglia di picchiare, di urlare. Ma almeno esisto di nuovo.