Elide in viola

La nuova casa di Elide

Archivio per Gennaio 2008

Un lunedi, quel lunedi

Pubblicato da elideinviola su 28 Gennaio 08

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Iniziare la settimana senza forze diciamo che non è il massimo. Senza nessun tipo di capacità di lavorare, poi…

Quando ero al liceo avevo un gruppo di amici. Questo era solo per i primi due anni (io ho fatto lo scientifico), perchè sono stata sempre inadatta a stare in gruppo. La mia indole individualista e asociale ha fatto si che presto fossi portata a non tollerare questo stato, e fossi portata a ritirarmi nel mio guscio.

Eravamo punk, o almeno cosi credevamo, ci facevamo le canne, andavamo ai concerti in qualsiasi parte d’Italia e cosi via.

Dieci anni dopo: uno è stato chiuso per una settimana in una clinica psichiatrica in preda a crisi psicotiche, due spacciano erba nella casa al piano di sotto dei genitori di uno dei due, una aveva una casa a Roma comprata dal padre (che già ti dice culo) ma si è fatta cacciare perchè il padre una volta è andata a trovarla e ci ha trovato dentro tipi improbabili che gli hanno aperto la porta senza la figlia dentro casa, uno si droga pesantemente, uno è rimasto incastrato a Napoli tristemente, e di molti fortunatamnete non ho notizie.

In questo contesto capirete bene che:

  • Vivo in una strana generazione con indubbi e oggettivi problemi generalizzati
  • Non sono poi messa cosi male o quantomeno sono nella media
  • Sembro ironica ma è semplicemente che non mi stupisco della fine della storia, elemento inquietante.

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DramaGlamo

Pubblicato da elideinviola su 27 Gennaio 08

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Ieri seratina davvero carina la Circolo degli Artisti (Roma) con I**(asterischi in gentile concessione da Penelope). Concerto di TheNiro, è bravo, un artista, non c’è molto altro da dire.

Preparo la zuppa di lenticchie, passo l’aspirapolvere sul letto per togliere i pelacci della gatta. Penso, respiro, mi fa male la scapola assaje. Riascolto un cd che non sentivo da tempo. Parto, torno. Come al solito.

Una telefonata. Da lontano, nell’inutilità del troppo tardi, nella nebbia della tenerezza, nessun altro sentimento. Perchè ormai mondi lontani. Perchè capisco che non era quello che volevo.

Paragone triste: E’ come quando ti muore una persona cara, e poi qualcuno magari ti da un risarcimento. Per un momento ti sembra di assopire rabbia e dolore. Ma dura un attimo , poi si capisce che il dolore continua, perchè comunque quella persona non la rivedrai mai più.

Non mi manca LUI, mi manca quella gioia provata. E quella continua. Anche sapendo che a volte LUI pensa a me e tutto il resto. Potrebbe essere LUI o chiunque l’altro. Quel momento e quella gioia erano miei, indipendentemente.

E poi certo, “Sono felice”. Felice con una che porta un cappotto blu elettrico (mi sbaglio o era di moda nei lontani anni’90?),  una camicetta in finta seta grigio perla con righine indefinite e un maglione con scollo a V blu scuro….mmmmmhhhh…. sorvolo su sciarpa e cappello sciatti quanto basta (lo so lo so, ma se non me la tolgo nel mio blog questa pietrina nella scarpa che ormai mi torturava ihihihi!!!).

Una voce, una parola.

 Una catena che non si vuole spezzare.

Da che parte non si vuole spezzare?

Dalla mia o dalla tua?

A me sembra spezzata.

Non sei tu, sono io, io e la mia testa che amplificano. La mia voglia di sapere perchè tutto è accanto a me, ma “sempre a debita distanza”

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Stanchezza, dolore, paranoie

Pubblicato da elideinviola su 25 Gennaio 08

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Di nuovo le stesse scale, al terzo scalino catapultata giù, per l’ennesima volta. La mancanza, ossessione e paranoia appare ai miei stessi occhi, cosa che mi rende ancora più umiliata.

Incapacità di uscire, da troppo tempo ormai. Distrutta dalla paura dell’abbandono, angosciata continuamente dall’idea che chi mi vuole bene scapperà via nel momento in cui mi conoscerà realmente. Non ho nemmeno più voglia di andare in ufficio. Perchè in rapporti e gli affetti sono solo morte e assenza. Perchè sono stanca. Ma stavolta davvero. Sono stanca di sentire tutto questo, di avere paure che crescono invece di diminuire, di avere mancanze che aumentano, di avere ricordi che mi ossessionano, fino ad aver paura d’impazzire. Ricordi di gioia, che mi hanno lasciato solo un immenso dolore misto a paura disarmante di esser abbandonata.

Sono stanca di amare  e vivere nel modo in cui lo faccio, sono stanca di ricordare, sono stanca di esser sola quando sto cosi. Sono stanca di non uscire dal vortice, da un anno e mezzo ormai, di vedere la luce che si allontana, ogni giorno di più, perchè a me sembra di andare indietro, che le mie paure e le mie insicurezza dopo l’abbandono di medioman si siano calcificate, siano entrate a far parte dle mio quotidiano. E io sono sempre più chiusa e impaurita. E basta una piccola distrazione a farmi pensare che l’ennesimo abbandono stia bussando alla mia porta.

Fare. Amare. Guardare. Piano piano queste cose perdono di senso. Provo ad alimetarle, ma sono sempre più sforzi inutili. Un corpo e un anima che si dossolvono all’unisono. Io li vedo. Fuori non si vede, solo io so. Fuori sembra tutto cosi a posto. Dentro è disastro.

Sono stanca. Molto stanca.

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C’è grossa crisi

Pubblicato da elideinviola su 25 Gennaio 08

blog2.jpgblog1.jpgblog.jpgL’unica cosa è andarsene, un pò perchè ora il mio lavoro è in serio pericolo qui a Roma, un pò perchè l’Italia è veramente un paese patetico e senza speranza, un pò perchè il pensiero di stare qui ancora mi angoscia. Ho sempre più la percezione di un paese che cade, in un baratro profondo.

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5 anni fa…

Pubblicato da elideinviola su 23 Gennaio 08

5 anni fa M. ha deciso di stendersi su dei binari del treno, scelti accuratamente in quanto luogo noto per i suicidi, vista la poca visibilità della stazione, posizionata dietro una curva.

Io avevo 17 anni, lui nemmeno 16. Era un amico. Il primo che ho perso.

Mi fa rabbia che i ricordi si facciano sempre più offuscati, che ero troppo piccola per avere la consapevolezza del dolore che stava provando, che era un dolore troppo forte. Cosi forte da scegliere di lasciar stare.

La sofferenza, a pensarci, è ancora forte, ma la cosa strana è che lo sento come un dolore provato in un’altra fase della mia vita. Meno forte, meno cosciente.

Spero che lui sia sereno. Spero stia bene. Spero stia meglio. Penso a lui, forse non quanto dovrei. lo ricordo, forse non quanto vorrei.

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