Elide in viola

La nuova casa di Elide

Archivio per la categoria ‘Arrivi e partenze’

Pubblicato da elideinviola su 6 Novembre 08

Questa è la canzone che sento in cuffia mentre scrivo.

Scrivo solo per dire che la sensazione che ti da combattere per guarire dalla malattia è pazzesca. E’ difficile ma bella.

Non ho mai parlato dei miei problemi in questo blog, perchè sono privati , perchè non è il luogo adatto, perchè sono contraria a chi parla di certe cose cosi delicate in un blog.

E’ la sensazione di combattere con un senso, vedendo la via d’uscita. il combattimento non è facile, comuqnue è sangue e ferite., continue cadute, ma la libertà è impagabile, la speranza di farcela, la sensazione di vita.

Chi mi è stato vicino lo so. Penelope lo so che hai sempre creduto in me, a tuo modo.

La vita ogni secondo. Dov’ero e dove sono stata per tutto questo tempo?

Perchè tutto questo dolore?

Ora mi sento io, e mai sarò normale, ma guarirò.

Be my friend
Hold me, wrap me up
Unfold me
I am small
I’m needy
Warm me up
And breathe me

Ouch I have lost myself again
Lost myself and I am nowhere to be found,
Yeah I think that I might break
I’ve lost myself again and I feel unsafe

Be my friend
Hold me, wrap me up
Unfold me
I am small
I’m needy
Warm me up
And breathe me

Be my friend
Hold me, wrap me up
Unfold me
I am small
I’m needy
Warm me up
And breathe me

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La scelta… giusta! Sometimes You can make it on your own…

Pubblicato da elideinviola su 18 Luglio 08

Ho già detto che il 31 finisco il lavoro che ho fatto nell’ultimo anno.

Poi mi sono trovata di fronte a due scelte che cercherò i spiegare nel modo meno di parte possibile, se riesco.

1. La prima è un lavoro qui a orma. MI dovrei occupare di comunicazione web. Un’azienda in repentina crescita che si occupa di tv web, canali satellitari, progetti wb legati ai principali eventi romani, un contratto a progetto che mi consentirebbe una specializzazione nel mio ambito e un radicamento nella realtà romana.

2. Tour manager in un festival che si svolge in tutti i paesi d’europa, nord america, stati uniti, giappone, australia. Girare per il mondo, imparare un nuovo lavoro, un fisso più un tot al giorno come diaria.

Ovviamente per chi un pò mi conosce mi sono buttata sulla seconda. Poi qualcuno mi ha invitato a ragionare in prospettiva. Le poche volte che ho ragionato in prospettiva sono stata lasciata da un giorno all’altro alla stazione termini uana volta e un’altra il posto di lavoro dove stavo va a puttane nel giro di due settimane. Ciò mi ha portato a una tendenza a non ragionare più in prospettiva, almeno temporaneamente, almeno finchè qualcosa non mi fa superare il trauma. Il secondo problema è che comunque chi ti forma, chi ti considera la sua cretura tende ad avere un egoismo e un bisogno di controllo spero inconscio, che porta credo a non dare un consilgio soggettivo. Questo mi dispiace.

In più la gente fa fatica a parlarmi come se fossi una ventitreenne single quale sono, per cui me ne sbatto le palle della prospettiva…

Credo che con immensa paura sceglierò la seconda, cerco un’altra casa a roma più economica per i pochi momenti in cui ci sarò, e poi andrò qui a lavorare dal 7 al 12,  e poi tre settimane a parigi per la formazione, poi via, dove mi chiameranno :)

 VI rpego, ditemi che ho fatto bene 

Tought, you think you’ve got the stuff
You’re telling me and anyone
You’re hard enough

You don’t have to put up a fight
You don’t have to always be right
Let me take some of the punches
For you tonight

Listen to me now
I need to let you know
You don’t have to go it alone

And it’s you when I look in the mirror
And it’s you when I don’t pick up the phone
Sometimes you can’t make it on your own

We fight all the time
You and I…that’s alright
We’re the same soul
I don’t need…I don’t need to hear you say
That if we weren’t so alike
You’d like me a whole lot more

Listen to me now
I need to let you know
You don’t have to go it alone

And it’s you when I look in the mirror
And it’s you when I don’t pick up the phone
Sometimes you can’t make it on your own

I know that we don’t talk
I’m sick of it all
Can – you – hear – me – when – I -
Sing, you’re the reason I sing
You’re the reason why the opera is in me…

Where are we now?
I’ve got to let you know
A house still doesn’t make a home
Don’t leave me here alone…

And it’s you when I look in the mirror
And it’s you that makes it hard to let go
Sometimes you can’t make it on your own
Sometimes you can’t make it
The best you can do is to fake it
Sometimes you can’t make it on your own

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Trenini, volantini, cretini

Pubblicato da elideinviola su 4 Luglio 08

Sto una merda, porca troia. Totale pred adell’ansia e della somatizzazione, della paranoia e dell’ipocondria.

Da Milano non mi hanno fatto sapere niente ancora, lunedi ho un altro colloquio decente qui a Roma. Mi mette depressone fare i colloqui ora.

Ho passato, coem ho detto gli utlimi due giorni a distribuire brochure alle stazioni del trenino che passa dulla Casilina (chi non è diRoma si fotte), che dicimao arrivano alla periferia romana, per dire che da lunedi il trenino non ci sarò più perhcè iniziano i lavori che trasformeranno il trenino in una supermoderna metro entro il 2011.saranno messi dei bus sostitutivi, che però la gente che esce di casa alle 6 del mattino si mette abbastanza in culo viso il traffico mortale che c’è sulla casilina. Quindin la gente mi inveiva giustamente contro perchè vedeva nella mia porrenda pettorina giallo fosforescente fornita dall’Atac (Azienda trasporti Roma)un simbolo. Ovviamente io facevo solo credere di essere li per raccolgiere le loro lamentele.

Ci sono un sacco di exracomunitari, soprattutto romeni, che affollano la stazione dalle 5 e mezzo alle 6 e mezo del mattino, che in questo periodo di razzismo diffuso posso dire che credo che uno prenda un fottuto trenino cosi presto per andarsi a fare un culo cosi chissà dove.

e poi non credo che il popolo italiano sia più avanti dei romeni.

Una signora mi dice “perchè prima delle elezioni mi ha chiamato la segretaria di Alemanno per chiedermi io cosi volevo che lui facesse per me” Alchè la mia faccia interdetta, non volevo distruggere alla signora il sogno di essere stata chiamata dalla segretaria di Alemanno in persona per sapere LEI prorpio LEI cosa voleva, bastava dare un voto epr vedere realizzati i suoi sogni. E la signora, ingenua, ha chiesto SOLo di realizzar eun piccolo desiderio. Avere la fermata dell’autobus iù vicino a casa sua. E mi continua a raccontare calorosamnete di quest atelefonata in cui la segretaria le affermava che sicuramente una richiesta cosi semplice sarebbe stata accontentata.

La signora ha votato Alemanno. La fin della storia è triste, perchè la fermata inaspettatamente  non è stata spostata, mi racconta incrdula la signora.

Conclude dicendomi “Diglielo ad Almenanno che lui però da questa periferia ha preso un sacoc di voti!”

“Glielo dirò signora, non si preoccupi”

L’ignoranza mi sconvolge, siamo il terzo mondo, ci meritiamo tutta la merda di questo paese.

Ho dimenicao che la stazione dove sono capitat io si chiama “Finocchio”… stop.

Per il resto penso questo:

pioggia e sole cambiano
la faccia alle persone
fanno il diavolo a quattro
nel cuore e
passano ritornano
e non la smettono mai
sempre per sempre tu
ricordati dovunque sei
se mi cercherai
sempre per sempre dalla stessa parte
mi troverai
e ho visto gente andare
perdersi e tornare
e perdersi ancora
e tendere la mano
a mani vuote
e con le stesse scarpe camminare
per diverse strade
o con diverse scarpe
su una strada sola
tu non credere
se qualcuno ti dira’
che non sono piu’ lo stesso ormai
pioggia e sole e abbaiano e mordono
ma lasciano
lasciano il tempo che trovano
il vero amore e poi
nascondersi confondersi
ma non puo’ perdersi mai
sempre per sempre
dalla stessa parte mi troverai
sempre per sempre
dalla stessa parte mi troverai

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“I’ve given all I can, It’s not enough”

Pubblicato da elideinviola su 20 Giugno 08

Mercoledi ore 6:15, stazione Tiburtina…. io  A. accasciati sulle sedioline zozze della sala d’attesa… il nostro economico espresso porta già 50 minuti di ritardo… andiamo a fare colazione, perdiamo un altro pò di tempo e partiamo. Incontramo una mia conoscenza… ma questa è un’altra storia;)

Arriviamo dopo un viaggio estenuante a Milano, non c’ero mai stata, ebbene si, prevenuta con quella città non ci sono mai voluta andare…

Attesa… giriamo per il centro, mangiamo l’nsalata di riso integrale preparata da A. in mezzo a una piazza…. ancora attesa…

Andiamo verso l’Arena Civica, con mappa alla mano… arriviamo, alle 5 già c’è la fila che aspetta l’apertura dei cancelli….

E già si sentono i loro che stanno facendo il soundcheck…. brivido…. “All I need”…. “Videotape”…

Alle 18:30 aprono… ci catapultiamo avanti, prima fila, appoggiati alle transenne… uan birretta, due chiacchiere con gente che era li da tutta italia. Gruppo d’apertura, che tutti conoscevano, io no (che vergogna…) bravi, ma non ricordo il nome, come al solito:(

Puntualissimi, alle 20:45, ancora giorno, salgono sul palco i RADIOHEAD, mi viene da piangere dall’emozione, lui gracilino, ma un carisma disarmante, la voce è quella, ancor più intensa. Si muove come un pazzo… ognuno di loro suona tutto, lui passa dalla chitarra al piano, alla batteria. Dal potente mix di  Everything in its Right Place e Idioteque dove ho ballato fino allo sfinimento (per quel che si poteva ballare schiacciati contro la transenna, a Videotape che cullava l’arena stracolma.

A. ha fatto delle foto pazzesche, anche dei video in realtà, però non riesco a sentire il cazzo di audio… UFFAAAAAAAA!!!!!

Dormiamo da un’amica di A., il giorno dopo in giro ancora per Milano, io parto alle 3 in un fantastico treno senza aria condizionata, non so chi sia sopravvissuto… io per poco…grazie Trenitalia;)

Torno qui a Roma e mi passa subito ogni gioia, l’ufficio semivuoto, ormai la gente inizia a non andare proprio, che tanto non c’è lavoro… e mando curriculum a cazzo, nei posti dove mi piacerebbe assai lavorare…

E questa per qualcuno….

A heart that’s full up like a landfill
A job that slowly kills you
Bruises that won’t heal
You look so tired and happy
Bring down the government
They don’t
They don’t speak for us
I’ll take a quiet life
A handshake
Some carbon monoxide
No alarms and no surprises
No alarms and no surprises
No alarms and no surprises
Silent
Silent
This is my final fit
My final bellyache with
No alarms and no surprises
No alarms and no surprises
No alarms and no surprises please
Such a pretty house and such a pretty garden
No alarms and no surprises
No alarms and no surprises
No alarms and no surprises please

P.S.- da segnalare anche il concerto di lunedi di Shannon Wright/ Moltheni (che poche volte l’ho visto…)/un altro tizio, ma come si chiama, come al solito non mi ricordo… Bel concerto, certo dopo i radiohead pochi concerti hanno ancora senso….

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I giovani artisti, Bari, l’albergo anni’70 ecc.

Pubblicato da elideinviola su 23 Maggio 08

Tornata da Bari, come avevo anticipato, per lavoro, alla Biennale dei Giovani Artisti d’Europa e del Mediterraneo. Partite la mattina all’alba io, la mitica C., e la collega palla al piede, per raggiungere gli altri che erano li. Arriviamo a Bari, l’albergo per noi era una specie di residence con un arredamento uguale identico al set dell’Ispettore Derrick, stessi mobili, luci ecc. Abbiamo subito attaccato con la mitica focaccia pugliese e poi GO a raggiungere i poveri colleghi schiavetti che erano ormai li da una settimana.

Lo spazio è molto bello, il mio ufficio si è occupato diallestire i due padilgioni dedicati alle videoinstallazioni, ottimo allestimento finale, bella situazioni, artisti da tutta Europa, opere interessanti, la sera c’è stato anche il concerto di Meg.

Vari inciuci, come capita in una normale gita liceale (anche se 10, in alcuni casi 15 anni dopo).

Perchè spesso le persone si creano un ruolo, che può star stretto. Perchè è troppo facile giudicare, e questo lo sto imparando anche io. C’è un margine d’errore, c’è l’essere un umano, poter sbagliare, essere leggeri, egoisti. Non c’è la perfezione, per nessuno.

E io sto bene quando posso voler bene a qualcuno, parlargli, aiutarlo in un momento di difficoltà. E’ una delle poche cose che mi fa sentire a mio agio. L’unica cosa che forse riesco a fare…

Fatto sta che la situaizone si fa sempre più complessa,  io ci sono in mezzo e reggere tutto come un giocoliere…

Mi viene da dire mollo. Poi mi rendo conto che è un percorso che forse stavolta devo fare tutto prima di andare avanti. (Ma questo è un altro discorso..)

Poi oggi siamo ripartite. Eurostar Bari-Roma, prima classe che la seconda era tutta piena. Un gruppo di napoletani 3 donne, 3 uomini, un bambino di circa un anno, uno di 7/8 anni. Tutti i clichè dei napoletani…TUTTI, ed è li che m’incazzo, di essere napoletana e rappresentata da un’arretratezza cosi.

Urla… e vabbè, si sentivano solo loro nel vagone…. e vabbè, arriva il controllore e dice a due di loro, “State ancora qui, voi non avete il biglietto per la prima ma per la seconda classe, è la terza volta che ve lo dico, ora mi pagate il cambio di classe!”…   “Uà ma chist’ è proprio nu bastard’!!!” (=Mamma mia, è propiro un bastardo) “Ma stann’ cà pe’ sfizio, tanto nun c’ sta assittat’ nisciun’”(sono qui in pirma classe per sfizio, tanto i posti sono liberi”…

A nulla sono valsi  i tentativi di spiegare che comunque la prima classe implicava un supplemento, per loro era stronzo il controllore ovviamente.

Poi i discorsi variavano tra Donna Maria che era riuscita  a maritare tutti gli otto figli o il consuocero che aveva costruito la casa anche se gli ingegneri avevano detto che non si poteva perchè era  a rischio crollo. Sono scesi a Caserta, lasciando una quantità esagerata di schifezze vicino ai loro posti che abbiamo pulito e tolto io e C. che era con me.

Cosa si fa contro una tale arretratezza, come si può difendere, a cosa ci si appiglia? Arretratezza, completa e totale. Ignoranza e arretratezza. Inciviltà. This is it. 

E la consapevoleza che l’unico modo per rimanere in quella città è essere cosi, altrimenti devi andar via, e io ne so qualcosa.

Baci dalla napoletana triste;)

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