Ieri, un pò in ritardo, ho visto “Into the wild”, un film a dir poco fantadtico, di Sean Penn, con la meravigliosa colonna sonora di Eddie Vedder. mai film mi ha fatto stare tanto male. Se fossi stata al cinema me ne sarei andata, non avrei retto, mi sembrava di soffocare.
Ora, la mia emotività abbastanza spiccata è cosa nota ai pù, ma non riesco a capire l’assurdo motivo per cui questo film mi abbia letteralmente “distrutta”.
Intanto sono uscita, in questa domenica di sole e caldo di un ponticello “della Liberazione” per comprare di corsa la colonna sonora, ma solo una mancanza di soldi mi impedisce di comprare il libro da cui è tratto il film, “Nelle terre selvagge” di John Krakauer.
Intanto cerco di capire quali corde ha toccato questo film.
La paura di arrivare alla fine della mia ricerca quando ormai sarà troppo tardi come lui? Il non vivere le cose fino in fondo per paura? Il vedere l’amore come tradimento e bugia? La ricerca della verità fuori di sè?
La felicità reale è solo quella condivisa
Questo dice lui (il protagonista) quando sta per morire dopo aver passato tre mesi in Alaska, nelle terre selvagge, appunto. Non so.
Il cd è straordinario, please da comprare originale e non scaricare, anche se capisco che 20.90 euro sono una discreta martellata sui coglioni.
Aspetto quelle due pazze di Penelope e Sonica di ritorno da lidi milgiori. Nè Roma, nè Alaska per loro ma un posto chiattillo (= fighetto).
Voglio il libro, voglio leggere per capire meglio.
Questa volta, per rispettare la cazzo di interattività di un blog, vi chiedo di intervenire:
1- Per capire se anche voi siete stati cosi male dopo aver visto il film.
2- per capire secondo voi perchè io sono stata cosi male dopo aver visto il film.
3- penso basta….
Ci sono, a tanto cosi da fare il passo, quello finale, quello nel vuoto. E’ proprio quando manca un passo che sembrano mancare tutte le forze, che sei sopseso tra un’adrenalina ormai esaurita e una disperata voglia di vedere cosa c’è in quel vuoto. E’ nel passo finale che si racchiude l’essenza dell’intero cammino. E’ nel passo finale che si perde ciò che andava perso e che resta attaccato ciò che ti porterai dietro per sempre.
Forse vorrei solo qualcuno che mi spingesse, ma chi è che si prende questa responsabilità?


