Elide in viola

La nuova casa di Elide

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Paranoia

Pubblicato da elideinviola su 12 Dicembre 07

Cambia tutto. Cambia tutto quando una donna  cosi giovane sai che sta male, che ha un tumore. Oggi ho scoperto che la situazione è più grave di quello che credevo, che il terzo stadio di un tumore è terribile se gli stadi sono 4.  Oggi ho scoperto che può accadere, che accade.  Forse avrei dovuto saperlo prima. Non credevo. Sono angosciata. Nulla è più uguale, le paranoie aumentano. Nulla è più uguale, e non lo sarà. Tremo. Mi sento totalmente spenta. Ci penso di continuo.

Paura.

Impotenza.

E tutto continua, si deve fermare. Le persone continuano ad avere le loro patetiche priorità. Io per prima non faccio che pensare che potrebbe capitare a me, a persone a meancor più vicine. Mi tartassa l’idea di cosa si fa sapendo una cosa del genere. Come s’inganna l’attesa? Come si aspetta di sapere se sei ancora in tempo per combattere una delle peggiori battaglie? Come si guardano i propri figli con la coscienza di non sapere cosa accadrà domani? Come si guardano le persone attorno piangere per ciò che sta accadendo mentre tu non ti rendi conto di nulla?

A volte mi sembra di non farcela. Di non reggere l’intensità con cui vivo ciò che mi accade intorno. Vorrei rimanere sotto le mie coperte arancioni, con la mia musica e piangere per tutto il male che vedo, altre vorrei spaccare il mondo, prendere la mia forza  a due mani e donarla a chi pensa di non farcela, sorridere, aiutare ogni istante smettendo di fare qualsiasi altra cosa che non sia sorreggere chi è in difficoltà. Odio l’impotenza. Mi distrugge l’idea di essere qui. La conosco da sei mesi. Ma so chi è lei, anche se non abbastanza da poter fare quanto vorrei. Assorbo l’energia che c’è intorno. Il dolore. Mi sento spersa e spaurita.

A volte vorrei solo appoggiare il mi viso sul petto di qualcuno che mi dica “andrà tutto bene”, anche se non è vero.

Forse vorrei solo urlare. Credo che lo farò. o forse no, sono molto stanca.

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Quindi tutto si dissolve…

Pubblicato da elideinviola su 11 Dicembre 07

tramonto2.jpgtramonto1.jpgtramonto1.jpgFaccio un lavoro molto bello. Non è solo il lavoro che faccio, è l’ambiente… la fiducia, le possibilità, le risate, gli stimoli, il trasmettere la voglia di cambiare le cose. E’ una famiglia, con gli scazzi che ci sono in tutte le famiglie, ma, nei momenti di difficoltà, unione assoluta. Sono arrivata lì 6 mesi fa, fresca di studi. Sono stata accolta senza pregiudizi, giorno dopo giorno mi sono conquistata spazi e responsabilità, ma dall’altra parte c’era grande volontà di dare. Alla guida un uomo giovane. Una persona capace di donare le sue esperienze, le sue capacità. Troppo facile approfittare di tutto questo, troppo bello saperne fare tesoro.   

Gli ultimi mesi sono stati durissimi. Tanto lavoro, altrettante risate e soddisfazioni, amalgamato a stress adrenalinico.

Niente di più gioioso di raccogliere i frutti del lavoro fatto, godendosi la stima di E. (la guida), un contratto di un anno, un buono stipendio. Ma erano un paio di giorni che nell’ufficio c’era un’aria strana. Stasera verso le 18 entro nell’ufficio di E., chiudo la porta, come quasi mai nel mio ufficio accade, e lui mi dice che A. ha un tumore al seno diffuso. Piango, come mai avrei creduto di fare davanti a E.. A. è la mia collega. Ha 32 anni, una figlia di 1 anno e una di 3. Un caratteraccio, per certi aspetti simile al mio. Incazzosa, lunatica, insicura, ma combattiva e totalmente luminosa quando parla delle sue figlie, anche se la svegliano la mattina alle 6 del mattino. Io sono molto affezionata a lei, mi è stata sempre vicina nei miei momenti di difficoltà, quando non sapevo come uscire da certe situazioni. E’ una componente di quella famiglia. Di quel lavoro dove arrivi a stare in ufficio 15 ore al giorno, e quindi mangi, ridi, scleri, litighi per chi non ha lavato i piatti.

…. Piango. Piango per lei, per me. Piango perchè vedo che E. è in difficoltà. Nello stomaco sento tutto il suo dolore, la paura di non riuscire a far fronte a tutte le difficoltà che sta affrontando (il contesto in cui è accaduta questa cosa non era già dei più sereni), piango perchè so che lui deve mandare avanti la baracca perchè come al solito il mondo fuori continua  agirare senza sosta ignorando il dolore delle persone. Piango perchè ho paura di non poter fare abbastanza. Piango perchè la fiducia che mi stanno dando è enorme. Perchè E. mi sta mostrando le sue fragilità, e questo vuol dire che con me sente di poterlo fare. piango perchè penso a lei, con cui fino a due giorni fa ridevamo prendendo in giro la nuova ragazza del mio ex. Ora lui non mi ricordo nemmeno più chi sia. Perchè tutto si dissolve. Si dissolve il dolore personale. Non credevo di poter arrivare a dire tali banalità. Sono vere cazzo, sono vere.

Combatto, ogni giorno. E uscita dall’ufficio di E. ho addosso il dolore di A., che so che ce la farà ma sarà durissima. Ho addosso la fiducia e  le aspettative di E. , perchè dobbiamo mandare avanti la baracca, quando torneranno i nostri guerrieri dovranno trovare tutto in ordine e perfettamente funzionante, pronto a riprendere il percorso che hanno momentaneamente abbandonato.

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